Vincere la dissonanza cognitiva

Sarà capitato anche a te, da bambina o bambino, di giocare al “M’ama, non m’ama”, sfogliando una margherita.

Purtroppo da adulti, il dubbio sulla buona fede dell’amato può paralizzare al punto che le capacità di discernimento si riducono al minimo, lasciando intrappolati nel mezzo di due volontà opposte: una che vuole fuggire e l’altra che vuole rimanere nella relazione tossica.

E’ la dissonanza cognitiva.

Essa crea una situazione così sgradevole che la persona deve risolverla a favore dell’una o dell’altra delle due possibilità.

Una parte cosciente, che lotta per la liberazione e l’altra emozionale e inconscia, che lotta per il mantenimento del rapporto sia pur malato.

E quale, a tuo avviso, tra le due ‘fazioni’ vincerà? Ebbene, si… lo sai.

Quando accade, di solito non rimane che ammettere la sconfitta o tentare di giustificare: “In fondo è fatto così e lo devo accettare.”, “In fondo mi ama, a modo suo.”

Non riuscire a governare i tuoi stessi pensieri non aumenta certo la tua autostima, ma vorrei che comprendessi  che dentro di te non c’è alcun diavoletto a remare contro.

Non possiedi due personalità.

Stai solo facendo i conti con la dipendenza biochimica, che porta a mandar giù le situazioni più umilianti e indigeste a favore di una persona che non ti merita.

Hai accettato le manette pensando che fosse un gioco, ma ora l’altro è scappato con la chiave e ora nessuno di crede.

Ma se osservi bene i tuoi polsi le manette non ci sono: sei libera o libero di andare, senza voltarti indietro.

Non titubare, agisci adesso!

Tanto, prima o poi, questa storia finirà.

La differenza è che ora sei ancora in tempo, prima che questo legame ti faccia rimanere totalmente a secco di amore per te stessa.

Buon cammino